“Abbiamo bisogno di sangue fresco”, accennò il mio capo. Così presi la mia tazza e andai dalla concorrenza. Quando sentì il mio nuovo stipendio, smise di sorridere.
Il corridoio dell’ufficio puzzava del profumo economico di qualcun altro. Dolce, soffocante di vaniglia. E di caffè appena fatto. Sul mio attaccapanni, proprio sopra il mio blazer di riserva, era appeso l’impermeabile di uno sconosciuto: beige, sottile, di finta pelle scricchiolante. Entrai nell’open-space. Sulla mia scrivania c’era una scatola di consegna vuota. Sulla mia sedia […]
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