«Sei licenziata, incapace!» — urlava il capo. Un attimo dopo entrò il proprietario e la strinse tra le braccia: «Amore, andiamo a casa».
Il silenzio nell’ufficio era così denso che sembrava lo si potesse toccare. Aleggiava nell’aria, mescolato all’odore di un profumo costoso ma pungente. Sofia sedeva di fronte al suo diretto superiore, Artem Igorevič, e sentiva come, di secondo in secondo, quel silenzio diventasse sempre più pesante. — Sofia, — disse finalmente lui, e la sua voce, […]
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